E’ opinione comune che l’azione negativa del caffè è rappresentata dalla scarsa tendenza al sonno o addirittura dall’insonnia.
E questo fatto si verifica in un elevato numero di individui tanto è vero che molte persone preferiscono rinunciare al cerimoniale del caffè piuttosto che mettere a repentaglio il riposo notturno. E’ però opinione ormai accertata che l’azione del caffè non è dovuta soltanto al suo contenuto in caffeina: infatti il beneficio o l’effetto negativo di una tazza di caffè non è uguale a quello che si ha in seguito ad una somministrazione endovenosa di una corrispondente quantità di caffeina. La differente azione si deve spiegare col fatto che la tazza di caffè agisce, come detto precedentemente, non soltanto per gli effetti farmacologici o fisiologici delle sostanze chimiche in essa contenute, ma anche e soprattutto attraverso un meccanismo psicologico che risulta avere una parte estremamente rilevante nel somatizzare e rendere quindi reali alcune sensazioni di cui siamo fermamente convinti. Oltre che nel caffè, la caffeina è contenuta in altre sostanze largamente usate in Europa: in particolar modo nel cacao, nel the e, in misura minore, nella coca cola. Il cacao e il cioccolato (che non è altro che una miscela di cacao con zucchero e varie sostanze aromatiche) sono considerati alimenti, più che composti voluttuari. Essi hanno infatti un notevole potere calorico (500-570 calorie per cento grammi) dovuto ai grassi e agli zuccheri in esso contenuti: nel cacao si riscontra poca caffeina, ma è contenuta teobromina, pressa poco nella stessa concentrazione in cui la caffeina è contenuta nel caffè. In 100 grammi di cioccolato si trova pressa poco tanta caffeina quanta se ne trova in mezza tazza di caffè (circa 40 milligrammi), ma si riscontra circa mezzo grammo di teobromina che, come si è detto, è simile alla caffeina anche se un poco meno attiva sul sistema nervoso centrale. A questo proposito è curioso notare come sia opinione diffusa il vietare, e giustamente, il caffè ai bambini, mentre non si pongono loro limiti al consumo di bevande “energetiche” quali coca cola (un lattina di Coca Cola da 330 ml contiene circa 45 mg di caffeina; una lattina di Red Bull da 220 ml ne contiene invece 80 mg),e di cioccolato: la quantità di cioccolato che può essere assunta in una sola volta è tale da ottenere un effetto stimolante decisamente superiore alla semplice ingestione di una tazzina di caffè. La caffeina (o teina) contenuta in una tazza di the è circa 1/3 o 1/4 rispetto a quella contenuta in una tazzina di caffè: cioè circa 15-20 milligrammi per tazza. Il the ha un effetto diuretico superiore rispetto a quello del caffè in quanto il the contiene più teobromina e teofillina sostanze che hanno una maggiore azione diuretica rispetto alla caffeina, oltre al fatto che l’introduzione di acqua con una tazza di the è maggiore di quella che si ha con una tazzina di caffè. In riferimento agli aspetti nutrizionali una tazzina di caffè fornisce un ridotto apporto calorico, calcolabile in 2 calorie per una tazzina di 40 millilitri, dovuto alla scarsa presenza di proteine, zuccheri e grassi. L’aggiunta di un cucchiaino di zucchero, che equivale a circa 5 grammi, fornisce altre 20 calorie non intaccando in modo notevole il consumo calorico giornaliero (che è di circa 2.000 calorie al giorno per un uomo adulto che svolge un lavoro normale). Nel caffè ritroviamo inoltre modeste quantità di potassio, calcio, fosforo, nonché alcune vitamine e in particolar modo la vitamina PP o niacina. Possiamo considerare moderato un consumo di caffeina corrispondente a 200 250 milligrammi al giorno, che equivale a 3-4 tazzine, e fino a questa soglia gli effetti stimolanti della caffeina possono risultare positivi per gli individui sani: dosi superiori possono invece, in alcuni casi, fare insorgere quegli effetti negativi cui accennavo precedentemente e che sono in funzione della tolleranza individuale. I soggetti ipersensibili alla caffeina possono ricorrere all’uso del caffè decaffeinato che, per il basso contenuto in caffeina (circa 4 milligrammi per tazzina), può dare la possibilità di godere dei vantaggi di questa bevanda senza doverne subire i lati negativi. Il cerimoniale non ne risulta generalmente intaccato tanto più che i progressi chimici sono stati tali che si può oggi estrarre la caffeina dai chicchi crudi senza variare notevolmente i caratteri aromatici del caffè. Naturalmente il gusto ha una parte fondamentale nel cerimoniale e, se il caffè non è gustoso, non c’è più cerimoniale. Una buona tazza di caffè a fine pranzo risulta vantaggiosa soprattutto perché si tratta di una bevanda calda, piacevole di gusto e di aroma, strettamente legata non tanto alle esigenze dell’organismo di introdurre un eccitante quale è la caffeina, quanto alla soddisfazione del gusto e soprattutto al compimento di un cerimoniale. Ed è anche per questo motivo che una tazza di caffè può essere utile ai fini digestivi: essa non può essere sostituita dalla ingestione di una pastiglia, o peggio, da una fiala di caffeina. Io non consiglio l’uso del caffè decaffeinato piuttosto di quello allo stato naturale, o viceversa: sono invece a favore della soddisfazione degli istinti, quando questi non superino il lecito. Compiamo pure questi cerimoniali, se servono a diminuire la tensione psichica e a farci vivere una vita più tranquilla, migliorando e rendendo emotivamente più intensi i rapporti che abbiamo con i nostri simili, soprattutto quando risulti con certezza che non provochiamo alcun danno alla nostra salute. La funzione psicologica ha, nella nostra società, una importanza fondamentale ed è per questa ragione che il caffè è così “necessario”. Una necessità psicologica deve essere soddisfatta altrettanto quanto una necessità fisiologica e questo concetto può essere espresso nel detto comune che “non si vive di solo pane”.

Roberto Margaria
cardiologo e dietologo, Milano