PORT ROYAL E LE SUE MONACHE

Nel sud di Parigi giacciono le rovine di Port-Royal-des-Champs, un’abbazia cistercense del ‘600 che fu sede della più grossa minaccia all’assolutismo di Luigi XIV, minando le basi del potere dell’ancien regime e del papato. Tutto nasce da una diatriba teologica che segue la pubblicazione postuma di “Augustinus”, un trattato teologico di Cornelius Jansen vescovo nelle Fiandre del XVI secolo, che offre un’interpretazione peculiare della dottrina di Sant’Agostino sulla “grazia divina”. In sintesi, la natura umana è di per sé vile ed abbietta, al punto che per il raggiungimento della salvezza il libero arbitrio dell’uomo è più forte della grazia di Dio. Si salveranno solo un piccolo gruppo di predestinati, che lasciano prevalere la grazia di Dio sulla loro debole natura umana, attraverso una vita di alti valori morali e penitenze. Cristo non era morto per salvare tutti, ma solo questo piccolo gruppo di predestinati: da qui il crocefisso giansenista, con le braccia alzate al cielo anziché perpendicolari alla croce.
Sotto la spinta dei gesuiti la dottrina venne condannata come eretica da due bolle papali. Ma un piccolo gruppo di 60 monache di Port-Royal-des-Champs continueranno per decenni a praticare il giansenismo, resistendo a qualsiasi richiamo della corona, della chiesa e di Roma.
Questo fu visto come un’aperta ribellione al potere della corona, e la questione assunse molto presto una profonda dimensione politica e di ambizione sociale. Anche perché la famiglia dell’abbadessa, la mère Angelique, faceva parte della emergente categoria di nuovi nobili che avevano comprato titoli e funzioni governative, la Noblesse de Robe. Questi nuovi ricchi si contrapponevano ai privilegi dell’aristocrazia storica che aveva conquistato i titoli in guerra: la Noblesse d’Èpée. E a fronte di una crescente borghesia che per contare qualcosa doveva comprare titoli nobiliari, nell’assolutismo dell’ancien regime non esisteva nessuno spazio per nessuno che non fosse nato nella Noblesse d’Èpée.
Inoltre a queste monache era proibito occuparsi di nozioni teologiche, compito riservato al clero maschile fedele a Roma: le donne erano ignoranti, e dovevano tacere e obbedire. Ciò nonostante queste suore raccolsero un seguito enorme, principalmente in Francia, ma anche nelle Fiandre e nel nord Italia. Con nobili, intellettuali, vescovi e persino membri cadetti della famiglia reale che si affollavano ad appoggiare le filles di Port-Royal-des-Champs e la loro dottrina eretica. Il tutto finì con l’inizio del XVIII secolo, per l’antagonismo incessante dei gesuiti e di Luigi XIV, che vedeva il giansenismo e queste donne come una mina al potere assoluto: disperse le monache, Port-Royal-des-Champs fu raso al suolo nei primi del ‘700. Ma la storiografia moderna ora recupera queste donne: il fatto che un piccolo gruppo di monache ribelli e ostinate abbiano avuto questo potere di attacco all’assolutismo, viene ora interpretato come un precursore del femminismo e persino della rivoluzione francese.

Paolo Rizzi
Gastroenterologo, Londra