PARTE 1

Per chi, recandosi a Napoli, dopo una visita alla città, volesse conoscere qualcosa di più dello stile di vita degli Italiani del I secolo, il consiglio è quello di visitare Ercolano e Pompei
Le due città, riportate alla luce dopo quasi 2 millenni, sono state inserite per la loro unicità, dal 1997 nel patrimonio culturale dell’umanità (UNESCO).
Per Ercolano può bastare una visita pomeridiana, ma a Pompei occorre dedicare almeno una intera giornata e per il caldo il consiglio è quello di recarvisi nei mesi di aprile e maggio o ad ottobre.
Al rientro dalle AREE ARCHEOLOGICHE VESUVIANE non può mancare la visita al MUSEO NAZIONALE di NAPOLI poiché molti dei reperti provenienti dagli scavi, furono portati dapprima a Portici e poi trasferiti nel museo.
E’ necessario fare una premessa di ordine storico: nulla di preciso sarebbe giunto fino a noi se quel mattino del 24 agosto del 79 d.C. Plinio il Giovane non avesse deciso di non seguire per mare lo zio Plinio il Vecchio. Lo scrittore poco più che ventenne rimase nella sua casa a Capo Miseno con un duplice vantaggio. Ebbe salva la vita e potè così raccontare in due lettere inviate a Tacito come morì lo zio, allora a capo della flotta romana. Plinio il vecchio era infatti salpato per portare soccorso alla popolazione che viveva lungo la costa ai piedi del Vesuvio. Quel giorno verso l’una del pomeriggio il vulcano, dopo forti scosse premonitrici, eruttò per ben 25 chilometri di altezza oscurando il cielo fino al giorno dopo e coprendo Pompei di pietre pomice e lapilli per una altezza di ben 7 metri.
Plinio il Vecchio riparò verso Stabia e cagionevole alle vie respiratorie ivi morì, non potendo riprendere il mare a causa del vento contrario, anche se per alcuni storici la vera ragione fu un maremoto.
Ad Ercolano non furono lava, cenere, rocce incandescenti e lapilli a portare distruzione come a Pompei. Sulla cittadina campana giunsero invece colate di fango bollente che nella loro rapidissima corsa verso il mare travolsero tutto: case, palazzi, templi. Queste colate piroplastiche a una velocità di 450 km orari e temperatura di 500 gradi cambiarono il decorso del fiume Sangro e spostarono la spiaggia di 400 metri verso il mare. Ogni cosa fu sommersa da fango e schiuma incandescente che diventando tufo conservò fortunatamente tessuti, gioielli, scheletri e persino frutta. Questi materiali col tempo si decomposero creando un vuoto nella coltre compatta. Versandovi del gesso liquido si poterono così ottenere i calchi corrispondenti di tutti quegli oggetti andati perduti a causa dell’eruzione. Ma i reperti rimasero sepolti a lungo. Fu necessario attendere il 1709 perché il principe austriaco D’Elboeuf per puro caso, durante lo scavo di un pozzo, scoprisse un antico teatro di età augustea ad Ercolano. Il nobile, noto appassionato d’arte, portò immediatamente con se marmi e statue che oggi possiamo visitare in musei stranieri.
Più tardi nel 1738 re Carlo di Borbone ordinò di eseguire nuovi scavi regolari, tramite pozzi e cunicoli che consentirono il ritrovamento dell’intero TEATRO e della BASILICA, scavi che si sono poi susseguiti con talora lunghe interruzioni fino al giorno d’oggi.
Ercolano, che secondo il mito, fu fondata da Ercole al ritorno dopo le dodici fatiche, ha l’impostazione tipica delle città greche con 5 cardini che corrono paralleli alla costa e 3 decumani orientati perpendicolarmente, oltre a un decumano massimo posto a nord est che corre parallelo all’omonimo corso.
Cardini e decumani dividono la città in insule paragonabili agli attuali quartieri. I greci dominarono Neapolis ed Ercolano fino al V secolo a.C. Poi i popoli sanniti ebbero la meglio e dominarono la zona fino all’arrivo dei romani. I sanniti vennero sconfitti da un delegato di Silla nell’89 a.C. In particolare POMPEI fu sottoposta ad un lungo assedio, durato più di sei mesi. Sulle sue mura sono a tutt’oggi visibili i segni lasciati dalle catapulte.
Con l’avvento dei romani le case sannitiche di Ercolano vennero trasformate in vere e proprie lussuose dimore del patriziato romano come dimostra la casa del Bicentenario dalle pareti affrescate con scene mitologiche di Arianna e Teseo o la casa di Argo, mentre nella casa Sannitica il nuovo proprietario volle conservare gli affreschi in stile risalente al II secolo A.C.
Ad Ercolano si accede agli scavi dall’omonimo corso e dopo l’ingresso si imbocca un viadotto sopraelevato con vista sull’intera città riportata alla luce sullo sfondo del golfo di Napoli.
Di grande interesse e bellezza la casa del Mosaico di Nettuno e Anfitrite con ninfeo ingentilito da decorazioni policrome a mosaico in pasta vitrea.

Iolanda Buzzetti
Dermatologa, Milano