Nella disciplina dermatologica si possono riscontrare alcune malattie che presentano un quadro infiammatorio di tipo cosiddetto immuno-mediato. Si tratta di affezioni ad andamento cronico, talvolta associate a disturbi di tipo reumatologico e/o gastroenterologico, che possono essere molto invalidanti e determinare una seria alterazione della qualità di vita dei pazienti che ne sono affetti.
Ciò che accomuna queste patologie è la presenza di uno stato infiammatorio cronico determinato da meccanismi di tipo immunologico che risultano alterati, ma la cui causa non è ancora ben chiarita.
La più frequente tra queste malattie con manifestazioni cutanee è certamente la psoriasi, ma in misura minore sono di riscontro dermatologico anche altre patologie, come l’eritema nodoso, il pioderma gangrenoso, la sindrome di Sweet e le afte a livello della mucosa orale. Tali affezioni sono infatti spesso accomunate da una serie di fattori patogenetici importanti, il cui meccanismo d’azione è comune alle stesse vie metaboliche, che presentano simili fattori precipitanti o aggravanti, come infezioni o traumi, e che sono sotto l’influenza degli stessi fattori genetici. La psoriasi è una dermatosi le cui molteplici manifestazioni possono talvolta essere molto estese sulla superficie cutanea. Ciò comporta un’influenza molto negativa sulla vita di relazione dei pazienti. Oggi è ormai noto inoltre che la malattia psoriasica implichi anche la presenza di una serie di comorbidità, ovvero l’insorgenza di malattie di altri distretti corporei che si influenzano vicendevolmente. Si associano più frequentemente l’ipertensione arteriosa, il diabete mellito tipo II, le dislipidemie, l’obesità e un rischio più elevato di incidenti cerebrovascolari. Infine è necessario non dimenticare la possibilità d’insorgenza di un’eventuale depressione conseguente alla patologia cutanea, una maggiore tendenza all’alcolismo e alle dipendenze, come dimostrato dai diversi questionari di valutazione. Per quanto riguarda il trattamento, l’impiego dei farmaci biologici ha radicalmente modificato la gestione della psoriasi e delle malattie infiammatorie immuno-mediate in genere, consentendo di risolvere le condizioni e le complicanze cliniche più complesse e portando all’identificazione di nuovi traguardi terapeutici, volti a modificare la storia naturale di queste patologie. L’utilizzo di tali molecole ha rimesso in gioco alcune considerazioni sull’effetto terapeutico e sugli eventi avversi nei due generi, uomo e donna.
Alcuni studi infatti suggeriscono differenze di genere rilevanti e relative all’essere ammalati di psoriasi. In una donna si evidenziano ancora una volta l’importanza della riduzione dell’autostima. Le donne presentano un inizio di malattia più precoce e sono più colpite nell’infanzia e dopo la sesta decade. Inoltre le donne percepiscono una maggiore severità della patologia psoriasica rispetto agli uomini e pertanto l’impatto sintomatico risulta maggiore a parità dell’oggettività del quadro clinico della malattia.
Anche i questionari sulla qualità di vita somministrati ai soggetti di sesso femminile ne confermano l’evidenza, poiché le pazienti riferiscono di sentirsi meno attraenti e meno sicure di loro stesse e spesso si rifugiano nel cibo e nell’alcool. E’intuitivo che in queste persone risulti alterata anche la sfera sessuale, soprattutto a causa di un’elevata riduzione dell’autostima. Spesso al medico vengono richiesti anche suggerimenti per nascondere la patologia soprattutto sul viso e sulle mani e a tal proposito è utile segnalare la possibilità di utilizzare prodotti dedicati, con azione coprente e correttiva (camouflage o maquillage correttivo).
In un recente studio scientifico brasiliano sono state analizzate le disfunzioni sessuali dei pazienti psoriasici in relazione alla distribuzione topografica delle lesioni cutanee.


Distribuzione topografica delle lesioni psoriasiche

Lo studio ha evidenziato una correlazione positiva tra pattern distributivo della psoriasi nelle aree di interesse sessuale (regione genitale e addominale) e i sintomi di ansia e depressione.

Va considerato che nell’arco della vita ben il 38% dei pazienti può presentare la psoriasi a livello dell’area genitale e che questa può comportare sintomi talvolta molto gravi, come prurito, dolore e dispareunia (dolore vaginale durante l’atto sessuale), ridotta frequenza dei rapporti sessuali e peggioramento della patologia dopo di essi: la reazione depressiva e ansiosa risulta dunque essere una conseguenza molto spesso correlata a tali situazioni patologiche.
Per quanto riguarda la disfunzione erettile nell’uomo, sembra essere più frequente in quadri di psoriasi genitale lieve, ma quando si presenta in una psoriasi moderata o grave è spesso associata a depressione, ansia e abuso di nicotina.
I pazienti negli ultimi anni richiedono allo specialista un’attenzione maggiore verso tutti gli aspetti che riguardano la sfera sessuale e relazionale. Tale dato emerge da numerosi studi che recentemente sono stati condotti sull’argomento. A questo proposito è stato elaborato un interessante strumento visivo, lo Psodisk, che il medico stesso compila insieme al paziente. Vengono assegnati dei punteggi, da 1 a 10, ai vari aspetti legati alla malattia, come per esempio allo stato di salute, al dolore, al prurito, alla vita sociale e sessuale, al sonno, al lavoro, alle emozioni, quali la vergogna, e così via.


PSODISK
Tale pratica, oltre a favorire la comunicazione medico-paziente in questioni delicate, permette al medico di attuare un follow up nel tempo della situazione globale del paziente, mentre a quest’ultimo consente di avere un riscontro anche visivo del proprio stato di salute. Concludendo si può affermare che le disfunzioni sessuali nella psoriasi aumentano con l’età e con la gravità della malattia e che sono un poco più rilevanti nel sesso femminile. Inoltre esse sono più frequenti in presenza di artrite psoriasica e di coinvolgimento delle regioni genitali e sono spesso accompagnate da alterazioni importanti dell’umore. Controverso è invece il ruolo giocato dalle comorbidità, ma è certo che l’avvento dell’impiego dei farmaci biologici ha migliorato anche l’aspetto della funzione sessuale.

Sabine Pabisch, Corinna Rigoni, Alessandra M. Cantù
Dermatologhe Milano