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C’è un giardino chiaro, fra mura basse,
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Acne e fattori dietetici

 L’acne è una malattia polimorfa con componente infiammatoria e non infiammatoria e vari gradi di

gravità; è considerata una condizione multifattoriale in cui differenti fattori come
l’ipercheratinizzazione e l’ostruzione del follicolo pilosebaceo, l’aumento nella produzione di sebo
e la colonizzazione batterica con varia reazione immunologica da parte dell’ospite interferiscono
nel determinare il quadro clinico.

 

L’acne è una malattia polimorfa con componente infiammatoria e non infiammatoria e vari gradi di gravità; è considerata una condizione multifattoriale in cui differenti fattori come l’ipercheratinizzazione e l’ostruzione del follicolo pilosebaceo, l’aumento nella produzione di sebo e la colonizzazione batterica con varia reazione immunologica da parte dell’ospite interferiscono nel determinare il quadro clinico. Diversi agenti, dagli ormoni (androgeni), ai lipidi cutanei e i neuropeptidi regolatori si associano giocando ruoli diversi, così come fattori genetici e ambientali; tra questi ultimi sono da considerarsi le abitudini dietetiche. I rapporti intercorrenti tra la malattia acneica e la dieta sono stati negli anni altamente controversi: prima degli anni ’60/70 infatti alcuni alimenti, come il cioccolato, i grassi, ecc., erano considerati giocare un ruolo peggiorativo sulla malattia, mentre ricerche successive non hanno confermato questa ipotesi e per circa 40 anni questi presunti legami sono stati considerati delle 'credenze' o dei miti senza essere suffragati da dati clinici. In questi ultimi anni alcune ricerche hanno portato i dermatologi a riconsiderare questo rapporto; l’interesse è stato risvegliato da una pubblicazione del 2002 in cui veniva sottolineato come in alcune popolazioni indigene che seguono una dieta strettamente vegetariana non sia presente l’acne, per cui questa veniva considerata una malattia della civilizzazione (1).

Altre esperienze più recenti hanno dimostrato come una dieta a basso contenuto glicemico porti a un miglioramento clinico e a una riduzione del sebo cutaneo (2). Sono stati in seguito pubblicati dei lavori condotti in giovani americani in cui sono emersi dati di un legame tra alcuni fattori alimentari, in particolare il consumo di latte, sia intero che scremato, e la malattia (3,4). La presenza di obesità, ha rappresentato un altro fattore favorente (5). Anche il recente studio caso controllo condotto in Italia nell’ambito della rete GISED (Gruppo Italiano Studi Epidemiologici in Dermatologia) su un gruppo di 250 giovani di età media di 17,4 aa. ha evidenziato questo legame, con un rischio di 1,78 OR per chi beve latte (≥ 3 volte/settimana) rispetto a chi non lo fa, e che aumenta a 2,20 OR per il latte scremato, mentre il consumo di pesce ≥ 1 volta/settimana è risultato protettivo (6). Lo stesso ha evidenziato anche l’importante ruolo legato alla familiarità (OR 3,41) e alla presenza di un elevato indice di Massa corporea (BMI ≥ 18,5) (OR 1,90), mentre il consumo di altri alimenti e altre abitudini, come il fumo, non sono risultati significativi. Questi dati sono stati recentemente elaborati con il sistema delle mappe semantiche basate su Reti Neurali Artificiali , che appartengono alla grande famiglia dei Machine Learning System e consentono di superare alcuni limiti dei modelli basati sulla regressione lineare, permettendo la valutazione di relazioni più complesse tra variabili.

Questo sistema ha evidenziato, oltre ai rischi precedentemente ottenuti, come anche il consumo elevato di dolci, cioccolato , yogurt e latticini rappresenti un rischio, mentre il consumo di frutta (≥ 3 volte/settimana) sia protettivo (7). I nostri risultati confermano il ruolo giuocato dalla dieta nel favorire l’insorgenza dell’acne, indicando che alcuni alimenti di per se stessi possono stimolare una predisposizione a sviluppare la malattia, per cui indagare le abitudini dietetiche nei nostri giovani pazienti e dare dei consigli alimentari ad hoc deve ormai far parte di un corretto approccio alla cura della stessa, pur cercando di non aumentare quelle problematiche comportamentali-psicologiche legate all’avere questa malattia, una delle maggiori che inducono 'sofferenza' nell’adolescente.

 

Anna Di Landro
Dermatologa, Bergamo

Bibliografia

1) Cordain L, Lindeberg S, Hurtado M, et Al. Acne vulgaris: a disease of Western civilization. Arch Dermatol 2002;138:1584-90.

2) Smith RN, Mann NJ, Braue A, et Al. A low-glycemic-load diet improves symptoms in acne vulgaris patients: a randomized controlled trial. Am J Clin Nutr 2007;86:107-15.

3)Adebamowo CA, Spiegelman D, Danby FW, Frazier Al. High school dairy intake and teenage acne. J Am Acad Dermatol 2005;52:207-14.

4) Adebamowo CA, Spiegelman D, Berkey CS, Danby FW, Rockett HH. Milk consumption and acne in teenaged boys. J Am Acad Dermatol 2008;58:787-93.

5) Temimi W, Siddiqui IA, Tamim H, AlEisa N, Adham M. Effect of body max index on clinical manifestations in patients with polycystic ovary sindrome. Int J Gynaecol Obstet 2009;107:54-7.

6)Spenser EH, Ferdowsian HR,Barnard ND. Diet and acne:a review of the evidence.I J Dermatol 2009;48:339-347.

7) Grossi E, Cazzaniga S, Crotti S, Naldi L, Di Landro A, et Al. The constellation of dietary factors in adolescent acne: a semantic connectivity map approach. JEADV; 2014;10,1-5.


Credits: TWT Spa